NEW PHOTO Fotografia Amatoriale
© 2016/2019 Powered by ZTEOWEB DESIGN
Effettivamente la si potrebbe definire come la macchina fotografica per tutti. Una sorta di Kodak Brownie del digitale: riferimento a quella specie di scatola prodotta dalla Eastman-Kodak intorno al 1900 e che si tramutò nel primo e vero mezzo fotografico alla portata di chiunque. È innegabile, infatti, una certa coerenza ideologica fra i due strumenti, seppur distanziati da quasi un secolo di storia: se la Kodak Brownie aveva come slogan “Tu premi il bottone, noi facciamo il resto”, la fotocamera compatta digitalizza tale filosofia permettendo, tramite la pressione di un semplice tasto (e senza quindi curarsi di apertura, esposizione, ISO e quant’altro), di immortalare qualsiasi ricordo senza alcun tipo di nozione fotografica. La caratteristica distintiva che ci permette sin da subito di distinguere una fotocamera compatta è sicuramente le dimensioni del corpo macchina. Rispetto ad una reflex digitale esso appare non solo ridotto, ma estremamente minuto. Una tipica fotocamera compatta è costituita da una porzione anteriore in cui trova posto l’obiettivo, raccolto all’interno del case ed estraibile automaticamente all’accensione con un movimento a fisarmonica; nella parte posteriore, invece, la maggior parte dello spazio è occupato da un brillante display a colori che, in assenza di un mirino ottico, ha come funzione principale quello di farci vedere la scena inquadrata e, successivamente, la foto o le foto scattate. Solitamente ai lati dello schermo trovano posto un numero assai ridotto di pulsanti, solitamente associati alla selezione delle “Modalità Scena” (paesaggio, spiaggia, neve, ritratto, macro ecc. ecc.) o al variare manuale di quei pochi parametri che ci sono concessi: solitamente valore ISO, automatismo o meno del Flash, bilanciamento del bianco. Non vi è molto altro da dire: si estrae la compatta, la si accende, si inquadra e si scatta. Niente di più semplice ed immediato.

La fotocamera compatta

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Effettivamente la si potrebbe definire come la macchina fotografica per tutti. Una sorta di Kodak Brownie del digitale: riferimento a quella specie di scatola prodotta dalla Eastman-Kodak intorno al 1900 e che si tramutò nel primo e vero mezzo fotografico alla portata di chiunque. È innegabile, infatti, una certa coerenza ideologica fra i due strumenti, seppur distanziati da quasi un secolo di storia: se la Kodak Brownie aveva come slogan “Tu premi il bottone, noi facciamo il resto”, la fotocamera compatta digitalizza tale filosofia permettendo, tramite la pressione di un semplice tasto (e senza quindi curarsi di apertura, esposizione, ISO e quant’altro), di immortalare qualsiasi ricordo senza alcun tipo di nozione fotografica. La caratteristica distintiva che ci permette sin da subito di distinguere una fotocamera compatta è sicuramente le dimensioni del corpo macchina. Rispetto ad una reflex digitale esso appare non solo ridotto, ma estremamente minuto. Una tipica fotocamera compatta è costituita da una porzione anteriore in cui trova posto l’obiettivo, raccolto all’interno del case ed estraibile automaticamente all’accensione con un movimento a fisarmonica; nella parte posteriore, invece, la maggior parte dello spazio è occupato da un brillante display a colori che, in assenza di un mirino ottico, ha come funzione principale quello di farci vedere la scena inquadrata e, successivamente, la foto o le foto scattate. Solitamente ai lati dello schermo trovano posto un numero assai ridotto di pulsanti, solitamente associati alla selezione delle “Modalità Scena” (paesaggio, spiaggia, neve, ritratto, macro ecc. ecc.) o al variare manuale di quei pochi parametri che ci sono concessi: solitamente valore ISO, automatismo o meno del Flash, bilanciamento del bianco. Non vi è molto altro da dire: si estrae la compatta, la si accende, si inquadra e si scatta. Niente di più semplice ed immediato.

La fotocamera compatta